Giunge nelle nostre sale (dal 19 novembre distribuito da PFA), Storie di cavalli e di uomini, opera prima di un paio d’anni fa che ha rappresentato l’Islanda agli Oscar, pur non entrando in cinquina, e ha vinto una serie di premi in alcuni festival in giro per il mondo, tra cui quello di San Sebastian. Lo firma Benedikt Erlingsson, regista teatrale e attore di lungo corso, che esordisce sul grande schermo con questo film originalissimo che mette in scena le traversie di una piccola comunità nordica e dei loro cavalli. Le vicende della piccola comunità si intrecciano, fra morte, passione e molta ironia, l’opera è quantomai singolare, sicuramente lontana dai canoni delle cinematografie alla quali siamo abituati e si accomuna anche solo nel titolo con un altro film islandese di recente distribuzione: Rams – Storia di due fratelli e otto pecore. In Storie di cavalli e di uomini, molto interessante è il rapporto, quasi ossessivo, di queste persone con i loro animali, ma anche l’improvvisa indifferenza dei primi verso i secondi, tanto amore sembrano dimostrare gli uomini verso i propri cavalli salvo poi essere spietati nei loro confronti, il più delle volte anche gratuitamente, quando non servono più loro. La crudeltà di questo film sta tutta nell’alternarsi dei toni ironici a situazioni di forte drammaticità, che entrano nel film repentinamente e che quasi si confondono. Alla base c’è la tradizione culturale di un Paese estremo, dove la maggior parte dell’anno il territorio è innevato e ghiacciato. E infatti la descrizione di una tempesta di neve improvvisa sembra la costante di questa cinematografia, come in questo caso: uno dei protagonisti resta solo e senza nel corso di una tempesta improvvisa. Per sopravvivere uccide un cavallo, lo squarta, ne toglie le viscere e si ripara dentro il suo corpo. È una scena di grande impatto, disturbante, difficile, faticosissima per lo spettatore. Diventa un po’ questo il punto del film, la ciclicità del tempo, la legge della giungla, il dolore e la sofferenza. I sentimenti basici che vengono trasfigurati nell’immaginifico, elementi canonici della tradizione orale, che tramandando non solo racconta delle storie, ma costruisce ancor più della pagina scritta l’immagine. Valli e ampi spazi freddi e luminosi nel corso di una primavera cruciale nella vita di questi personaggi fanno da sfondo all’anarchia del racconto, dove sembra imprescindibile il rapporto fra uomo e natura. Storie di cavalli e di uomini è breve, dura ottantuno minuti, ma è molto complesso. A tratti sembra rimaneggiare anche la cultura celtica, ma è soprattutto la messa in scena (si vede anche la formazione di stampo teatrale del regista), la compattezza a darne lustro. Un’opera interessante, che serve per scoprire mondi altri. In particolare a noi italiani che facciamo parte dell’Europa, ma la conosciamo così poco, soprattutto per quanto riguarda i Paesi nordici.
Erminio Fischetti
Storie di cavalli e di uomini
Regia: Benedikt Erlingsson
Interpreti: Ingvar E. Sigurdsson, Charlotte Boving, Steinn Armann Magnusson, Helgi Bjoernsson, Kristbjorg Kjeld, Sigridur Maria Egilsdottir, Juan Camillo Roman Estrada
Produzione: Islanda/Germania/Norvegia, 2013
Durata: 81’
Distribuzione italiana: PFA, 19 novembre 2015
Voto: 3,5/5
Erminio Fischetti
Storie di cavalli e di uomini
Regia: Benedikt Erlingsson
Interpreti: Ingvar E. Sigurdsson, Charlotte Boving, Steinn Armann Magnusson, Helgi Bjoernsson, Kristbjorg Kjeld, Sigridur Maria Egilsdottir, Juan Camillo Roman Estrada
Produzione: Islanda/Germania/Norvegia, 2013
Durata: 81’
Distribuzione italiana: PFA, 19 novembre 2015
Voto: 3,5/5
